lunedì 2 aprile 2018

Tales From The Topographic Oceans -- YES


Barocco, kitsch, autoindulgente, manierista, ultratecnico, questo doppio album degli YES del 1973 è stato giudicato in tutti i modi più o meno giustamente. 
In realtà si tratta di un album estremo che si spinge nel bene e nel male al di là di tutti i limiti del rock come classicamente inteso già a partire dal concept, un riadattamento in musica dell' Autobiografia di uno yogi del maestro Paramhansa Yoganada. 
Strutturalmente diviso in quattro suites della durata di circa 22 minuti ciascuna, l'album alterna momenti straordinari in puro stile YES ad altri compositivamente meno ficcanti, che sembrano talvolta voluti per contrastare le aperture melodiche ed immaginifiche della loro musica. 
Nel primo movimento The revealing science of God-Dance of a dawn trova maggiormente spazio la voce angelica e suadente di Jon Anderson, che cura anche i testi dell'intera opera, e risulta il brano piu' convincente sotto l'aspetto melodico e di unitarietà della composizione. 
SHRUTIS è il sottotitolo della suite che nelle note del disco è spiegato da Anderson stesso cosi':"Il riconoscimento di Dio è una ricerca costante e chiara. Nella contemplazione di un fiore, nella sua complessita e magia, si trova la scienza di Dio e così non dobbiamo dimenticare la canzone che ci è stata lasciata da ascoltare." 
Il brano alterna momenti di intenso lirismo a squarci melodici meravigliosi e la padronanza degli strumenti dei componenti YES risulta al servizio della musica. 
Il secondo movimento The remembering-high the memory viene condotto dalle tastiere di Rick Wakeman con lunghe parti sinfoniche e d'atmosfera che appesantiscono il brano, vocalmente meno melodico del precedente. 
SURITIS è il sottotitolo della suite che come dice Anderson"tratta del ricordo, delle memorie della specie. Di come i nostri comportamenti, pensieri, impressioni, siano influenzati e controllati da queste memorie sviluppatesi nel corso di milioni di anni e nei nostri primi anni di vita." 
Il terzo movimento è dominato nella composizione dalle chitarre acustiche ed elettriche di Steve Howe e le parti vocali sono ridotte al minimo. The ancient giants under the sun è il titolo del movimento che ricerca atmosfere "naturali" non sempre coinvolgenti. 
Puranas è il sottotitolo del brano che le note descrivono come "il riflesso delle bellezze e dei tesori delle civiltà scomparse, indiane, centroamericane, atlantidee e delle immense conoscenze che ci hanno lasciato. Le prove delle memorie." 
Ritual è il brano più famoso del disco e quello più eseguito dal vivo dalla band in versioni anche molto più lunghe. La struttura del brano è spesso in mano alla sezione ritmica di Chris Squire ed Alan White che si alterna alle bellissime linee vocali. Nella parte centrale del brano i due ricreano con basso e batteria un vero e proprio "rituale" in crescendo assolutamente straordinario. Gli strumenti rock spinti all'eccesso, oltre i loro limiti strutturali in una ricreazione immaginifica che trasporta al finale lirico della suite sono un pò il simbolo di quest'opera ambiziosissima, piena di pregi e di esagerazioni, ma assolutamente coraggiosa e rappresentativa del rock intellettuale dei '70 che cercava di esplorare e di ricercare ma anche di comunicare e fare riflettere. 
Tantras(il sottotitolo)chiude così il disco:"sette note di libertà per imparare e conoscere il rituale della vita. La vita è una lotta fra le forze del male ed il puro amore. Bisogna diventare una sorgente positiva. Nous sommes du soleil. Noi siamo del sole. Noi possiamo vedere. 

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